È davvero necessario spendere un capitale per farsi un corredo capace di dare soddisfazioni?
Abbiamo provato la Canon EOS R10 APS-C con due obiettivi Sigma, il 10-18mm e il 18-50mm, entrambi a f/2.8. I risultati sono andati oltre le nostre aspettative: l’esperienza tecnica fa la differenza.
Dopo aver concluso l’articolo mi è venuto spontaneo riflettere sull’andamento della fotografia in Italia. Il trend delle vendite di fotocamere è in flessione, un fenomeno che non riguarda solo l’Italia, eppure vi sono appassionati che investono cifre considerevoli in fotocamere sempre più evolute e in obiettivi di alta qualità.
Peccato però che molti non le sfruttino per eseguire stampe che valorizzerebbero le immagini e con cui condividere la propria passione. In parallelo si nota anche un minore interesse per i corsi di fotografia, che pure consentono di migliorare la propria pratica fotografica.
Un altro aspetto che noto è la timidezza che i neofiti della fotografia dimostrano nel condividere i propri lavori, come se la mancanza di strumenti di alta qualità pregiudicasse il valore delle fotografie; eppure, sui social media condividiamo immagini di risoluzione 1920 lato lungo, spesso ulteriormente compresse dai filtri delle piattaforme
A questo punto, ha davvero senso investire in attrezzature molto costose se poi il risultato finale è così compromesso?
Per questo ho deciso di eseguire una prova con una fotocamera APS-C e relativi obiettivi contenendo la spesa. Ho voluto dimostrare che investendo tra i 2000 e i 2500 euro per fotocamera e due obiettivi si possono ottenere ottime fotografie di paesaggio: l’attrezzatura infatti non è tutto, ciò che conta è saperla utilizzare, estraendo il massimo da ogni scatto.
La sfida al Full Frame
La redazione mi ha proposto la macchina e io ho scelto le ottiche; abbiamo così messo insieme un “kit” composto da una Canon EOS R10 e due obiettivi Sigma, il 10-18mm e il 18-50mm, entrambi f/2.8.
Ho aggiunto anche un treppiede economico, ma di qualità, il Leofoto Mr Y 224, che con meno di 200 euro supera la concorrenza. Non poteva mancare uno zaino per proteggere l’attrezzatura: desiderando qualcosa di originale e innovativo, ho atteso con impazienza l’arrivo del nuovo zaino Leofoto da 17 litri he ha un dal costo di 149 euro.
Ho completato l’attrezzatura con due schede di memoria, una batteria di riserva e un Variable Neutral Density Haida, il più economico, ma di qualità.
A chi poi desidera arricchire le proprie conoscenze suggerisco un corso di fotografia non troppo costoso, ma capace di fornire solide basi per migliorare la propria base tecnica: costa solo 69 euro all’anno.
Il totale ammonta a circa 2500 euro. Considerando la completezza di questo “kit”, non è affatto male. Alla fine della prova vedremo se la spesa è stata giustificata.
Canon EOS R10 APS-C
Sigma 10-18mm f/2.8
Sigma 18-50mm f/2.8
Canon EOS R10: inizi difficili
A causa di un infortunio al ginocchio non ho potuto avventurarsi in montagna, per cui ho approfittato della bellezza di Venezia e Chioggia, due città splendide. Ho scelto anche di mettere in pratica le tecniche che insegno, che sono poi le stesse che utilizzo con attrezzature costose come la Sony A7R V e gli obiettivi GM. All’inizio mi sono sentito un po’ frustrato; non riuscivo a entrare in sintonia con la Canon EOS R10. Passare da una top di gamma a una entry-level non è semplice, tuttavia, dopo aver preso confidenza, ho iniziato a fare le mie prove. Se parliamo di ergonomia, devo dire che la macchina è troppo piccola per le mie mani, piuttosto grandi; anche per questo mi è capitato di premere involontariamente dei tasti sul lato destro, vicino all’impugnatura, andando a modificare le impostazioni. Mi sono perso così una delle prime serie di scatti, ritrovandomi con dei Jpeg invece che con i Raw. Sempre a causa della facilità di pressione dei tasti ha cambiato involontariamente le impostazioni dell’autofocus nel riconoscimento del volto. Un altro problema che ho riscontrato è stato la perdita delle impostazioni ogni volta che spegnevo la fotocamera con il tasto On/Off. Il menu confonde un po’ le idee con le impostazioni del Bracketing sparse in due sezioni diverse. Proseguendo nelle prove ho però iniziato a capire la sua logica.
I file: una piacevole sorpresa
I file della fotocamera sono stati una piacevole sorpresa: nonostante le dimensioni ridotte, offrono immagini con un buon livello di dettaglio.
Ho verificato ampi margini di correzione per le ombre, fino a 1.3 stop, e il recupero di circa mezzo stop sulle luci. Considerando le dimensioni del sensore, sono prestazioni accettabili. Nella post-produzione è però necessario adattarsi alle esigenze del file: il recupero delle luci e delle ombre è diverso. Ho rilevato ombre piuttosto chiuse ma, dopo qualche difficoltà iniziale, ho preso le misure. Dopo un mese di test ho verificato che il valore massimo di sensibilità senza rumore è attorno agli 800-1000 ISO, il che non è affatto male. Ovviamente con gli attuali software ci si può spingere anche oltre, fino a 2500 ISO, conservando un discreto dettaglio. Un limite per la mia tecnica delle riprese notturne è il numero di scatti in bracketing: di solito lavoro con nove scatti, mentre qui siamo fermi a sette.
Sigma: la prova degli obiettivi
Le ottiche Sigma sono note per la loro qualità in termini di dettaglio e nitidezza. Avrei potuto risparmiare 500 euro scegliendo obiettivi meno performanti, ma non avrei ottenuto gli stessi risultati. Aperte le scatole sono rimasto colpito dal peso contenuto di questa ottiche, tanto che mi è sorto qualche dubbio sulla loro resa: fino ad ora non avevo mai utilizzato un obiettivo di peso inferiore a 300 grammi. Le prestazioni però si sono dimostrate notevoli. Il Sigma 10-18mm è piuttosto “freddo” con poco contrasto, mentre con il 18-50mm il contrasto è maggiore. In post-produzione queste caratteristiche possono essere facilmente corrette. A f/2.8 la vignettatura è piuttosto marcata, particolarmente evidente con un filtro ND: basta però rimuoverlo e chiudere a f/8. La massima nitidezza l’ho trovata tra f/7.1 e f/8, con una diffrazione minore sul 10- 18mm e più marcata sul 18-50mm; anche in questo caso si può intervenire in post-produzione. La nitidezza e la qualità del dettaglio aiutano a estrarre il massimo dall’immagine.
Gli scatti
Con il Mini Track LX4 ho eseguito uno scatto di 2 minuti a ISO 1000, che considero il limite massimo per il sensore della Canon EOS R10. Ho effettuato un crop nella parte alta sinistra per mostrare i limiti dell’ottica nella ripresa delle stelle: non risultano perfettamente definite. Per aumentare il dettaglio basta però chiudere a f/4 o f/5.1. Compensare la chiusura del diaframma in fondo è stato sufficiente allungare il tempo di esposizione a 3 minuti.
È una soluzione semplice, ma chiudendo il diaframma si perde dettaglio nel cielo profondo. In questo caso la soluzione è montare diversi scatti, magari 10, per un’esposizione totale di 30 minuti; in questo modo si risolvono anche i problemi delle ottiche, problemi che spesso riscontro anche con obiettivi più costosi, come il mio Sony 12-24mm GM.
Per 1200 euro, questi due obiettivi offrono una qualità straordinaria, soprattutto se consideriamo il costo delle ottiche Full Frame che hanno anche un prezzo doppio.
Il filtro ND lo uso da tempo. Ha un diametro di 82 millimetri e bastano pochi euro per acquistare due adattatori, uno da 55 a 82 millimetri e l’altro da 67 a 82 millimetri. Questo filtro non presenta dominanti di colore, né vignettatura e, considerando il prezzo di 94 euro, che include anche il polarizzatore, supera davvero l’offerta della concorrenza.
Anche se non arriva a 10 stop posso sempre aggiungere due scatti per prolungare il tempo di esposizione e ottenere l’effetto desiderato per la funzione “effetto seta” di Astro Panel.
Il giudizio
Posso dire di essermi veramente divertito: con un peso di meno 3,5 kg il mio zaino non era mai stato così leggero! E non mi aspettavo una qualità così elevata da una macchina che costa circa 900 euro. Non solo: non avessi saputo che quei file uscivano da una APS-C, avrei potuto scambiarli per quelli di una Full Frame. Nella post-produzione ho notato che le ombre risultano piuttosto scure e da display non si riesce a leggere appieno l’immagine; suggerisco quindi di scattare più foto per poter recuperare luci e ombre utilizzando le maschere di luminanza. Suggerisco però a Canon di migliorare il menù, un problema per altro che affligge parecchie marche di fotocamere. Ho molto apprezzato le ottiche Sigma: senza di loro non avrei ottenuto questa qualità. Se fotocamera e ottiche si possono cambiare a seconda delle esigenze, per zaino e treppiede è diverso: durano anni, per cui conviene scegliere attrezzature di qualità. E un riconoscimento merita anche Photofuture, che sa proporre sempre accessori utili. Se avete domande o siete interestati a esaminare i file Raw della Canon non esitate a contattarmi.