Un diaframma di luminosità f/1.4 e 13 lamelle per un pregevole bokeh: le prestazioni di questo obiettivo sono davvero notevoli. L’abbiamo provato nel ritratto posato e con le maschere del carnevale di Venezia; ci siamo poi spinti nel paesaggio.
Provare un prodotto non vuol dire scattare qualche foto e aggiungere un rapido commento tecnico; fondamentale è instaurare una connessione con quel prodotto per poter esprimere un’opinione consapevole. Altrimenti, si corre il rischio di ripetere opinioni altrui, o di limitarsi a riportare il comunicato stampa dell’azienda senza fornire al lettore un reale valore. Ecco la mia valutazione dopo un mese di utilizzo.
Il primo impatto
La dimensioni e il peso dell’obiettivo mi fanno pensare che avrei dovuto allenarmi per portarlo in giro, ma alla fine non ho avuto problemi a gestirlo.
Il peso è effettivamente significativo (1.430 grammi) e dopo un paio d’ore di utilizzo si è stanchi, se non si ha hai un braccio robusto; inoltre, per chi ha mani piccole, l’impugnatura è imponente. Detto ciò non ho certo rinunciato, anche perché dopo le prime tre foto di verifica della messa a fuoco, alla quarta è scattato l’amore; sì, perché questo obiettivo trasmette la sensazione di avere in mano un vero e proprio “bisturi”, tale è la nitidezza. Attenzione però che quando si scatta a f/1.4 non perdona errori. Rientro in studio e scarico i file: il dettaglio è davvero entusiasmante. Nonostante la grande luminosità Sigma è riuscita a mantenere una nitidezza impressionante già a f/1.4. Al centro è così tagliente che occorre molta attenzione: se si sbaglia la messa a fuoco anche di un millimetro l’occhio del soggetto risulterà sfocato. E consideriamo che la profondità di campo in un ritratto è di circa 2-3 centimetri, Sapevo che non era facile lavorare a diaframma a f/1.4, ma mi sono imposto di farlo quanto più possibile; fortunatamente lo schermo della EOS R5 mi ha permesso di controllare facilmente se gli occhi fossero entrambi a fuoco. Per mettere alla prova l’autofocus ho scattato quasi sempre a distanza ridotta per catturare i dettagli del viso, da 1 a 3 metri. Fotografare in questo modo comporta alti margini di errore, poiché spesso uno dei due occhi non è a fuoco a causa dell’angolazione di scatto, oppure per la differenza di fuoco tra le ciglia e l’occhio.
Sigma 135mm f/1.4 Art
Sigma 135mm f/1.4 Art
Una focale da ritratto
Giulia, la mia modella, la conosco da quasi dieci anni e lei sa come posare per facilitarmi il lavoro: una professionista rende il compito del fotografo molto più semplice. In questa sessione ho scelto di mantenere un’atmosfera neutra, senza luci aggiuntive o pannelli riflettenti, in modo da osservare il comportamento dell’obiettivo alle variazioni della luce. Nella prima sessione di scatto sono rimasto nella mia area di comfort zone e ho così potuto valutare la qualità dell’obiettivo e capire quale fosse la distanza di sicurezza necessaria per mantenere entrambi gli occhi a fuoco stando di fronte a lei. Eravamo a circa tre metri di distanza. L’obiettivo è così luminoso che sono riuscito a scattare con tempi di sicurezza, ma per essere certo, a metà del servizio ho alzato gli ISO a 320, in modo da avere un margine maggiore. Le immagini non presentano problemi e in Camera Raw ho applicato una riduzione del rumore di circa 13, giusto per eliminare qualche imperfezione. Devo ammettere che fosse stato estate avrei fatto delle riprese al mare e le immagini sarebbero state più spettacolari, ma il mio scopo era comprendere la qualità dell’obiettivo. L’autofocus è sorprendentemente agile perché spostare lenti così pesanti non è facile. Sigma ha usato un sistema a doppio motore HLA e la messa a fuoco è silenziosa e molto veloce nel ritratto. Grazie alle 13 lamelle del diagramma il bokeh è davvero pregevole.
Il carnevale: incubo dei veneziani
Tutti i figuranti in maschera erano stranieri poiché questo evento è di grande richiamo internazionale. Avrei anche potuto partecipare a qualche festa privata alla ricerca di maschere particolari, ma il mio tempo a disposizione era limitato. C’erano davvero tanti fotografi che continuavano a scattare: si accalcavano uno sopra l’altro per cercare di portare a casa lo scatto voluto e tutti montavano il flash: sembrava di essere in discoteca! Io, invece, ho preferito concentrarmi su pochi scatti e cercando di non sbagliare e di ottenere ciò che desideravo. Ho deciso scattare all’alba, in quei famosi 7 – 8 minuti che si hanno a disposizione per creare quel controluce morbido e piacevole che è estremamente complicato poiché l’alone luminoso che si crea attorno al soggetto rende difficile la messa a fuoco e abbassa la qualità dell’immagine. Il mio intento era però di spingere all’estremo l’obiettivo per comprendere la sua qualità. Ho anche scelto di alzare gli ISO intorno a 320-600 per disporre di un tempo di scatto tra 1/320s e 1/1000s in base alla situazione e alla folla presente. Ho eseguito molti scatti inquadrando a monitor, facilita le inquadrature dal basso. Le riprese mi hanno richiesto quatto giorni, un tempo necessario per entrare in sintonia con questo maestoso obiettivo; riguardando i file ho apprezzato la loro qualità e ritengo che questa ottica sia la migliore che abbia mai provato in termini di nitidezza e qualità. Non ho praticamente mai avuto bisogno di correggere le immagini in post-produzione.
Non solo ritratto: la prova del paesaggio
Limitarmi ai ritratti mi sembrava riduttivo e ho quindi deciso di sperimentare l’obiettivo anche nel paesaggio. Dopo un giorno di pioggia forte con vento e acqua alta, l’aria era estremamente pulita: ho deciso quindi di andare al Lido per la prova dello stravedamento. Ho condotto diversi test per valutare la messa a fuoco, la resa dell’ottica e trovare il miglior compromesso in termini di qualità. Scattare con il treppiede rendeva tutto più semplice; la staffa era perfettamente bilanciata, anche se l’avrei preferita più lunga e alta di un centimetro per una maggiore comodità durante gli scatti a mano libera. Ho effettuato diverse prove per trovare la maggiore nitidezza e ho scoperto che il diaframma ottimale è f/5.6, simile a quello degli obiettivi della serie Contemporary; a f/7.1 e f/8 tuttavia la qualità perde pochissimo e di deteriora solo oltre f/10. Analizzando le immagini ingrandite al 200%, ho notato il miglior dettaglio a f/8, anche se a f/5.6, f/7.1 e f/9 la differenza è minima. E’ stato incredibile osservare il livello di dettaglio e metterlo a confronto con quello di altri obiettivi di fascia alta che considero tra le migliori soluzioni per la mia fotocamera. La vignettatura è piuttosto contenuta e scompare con la funzione di correzione in Camera Raw.
Il confronto con il 135mm Sony GM
Ho messo a confronto questo Sigma con il Sony 135mm GM f/1.8. La sua resa è più fredda e la sfocatura più netta: i cinque anni di differenza nella progettazione si fanno sentire e ho apprezzato un superiore livello di dettaglio delle immagini. I 60 Mpxl della mia fotocamera sembrano quasi limitati: questo obiettivo riesce a restituire un dettaglio e contrasto davvero superiore.
PRO
- Lo sfocato migliore della sua categoria.
- Nitidezza eccellente a tutta apertura.
- Qualità costruttiva (tropicalizzato e robusto).
CONTRO
- Pesante e ingombrante
- Prezzo elevato
- Profondità estremamente ridotta
Il giudizio
Il Sigma 135mm f/1.4 DG Art è il primo 135mm autofocus al mondo con luminosità f/1.4: supera il limite storico di f/1.8 che a lungo è stato lo standard di questa della categoria di obiettivi. Con i suoi 1420 grammi di peso assicura una resa ottima in ogni situazione di scatto. Sono prestazioni davvero notevoli: Sigma ha preso l’eredità del leggendario 105mm f/1.4 e l’ha portata oltre. Ora non mi resta che metterlo a confronto con il nuovo 200mm f/2.0!